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IPOGEO DEGLI SCRANNI-TUSCANIA

IPOGEO DEGLI SCRANNI

“(…) in località Ristrette, a valle del km 1,7 della strada Tuscania-Piansano si trova, scavato nel tufo, un ambiente a forma insolita. Di pianta circolare e coperto a cupola, presente in fondo di fronte all’ingresso una profonda nicchia a guisa coperta a catino. Tutt’intorno si aprono altre nicchie più piccole pure coperte a catino, ma sopraelevate dal pavimento. Molto dubbia è un’attribuzione di questo manufatto, che potrebbe essere riferito a un luogo di culto, o forse anche ad un ambiente funerario insolito” (S.Quillici Gigli, Tuscana, Forma Italiae Regio VII, Istituto di tipografia antica dell’università di Roma 1970, pp. 127-28)

LA TOMBA DEGLI SCANNI: UNA SINGOLARE STRUTTURA A IPOGEO

Una singolare struttura a ipogeo denominato “tomba degli scanni” o “degli scranni”, si trova all’altezza del secondo km della strada provinciale che da Tuscania porta a Piansano.

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La “Tomba degli Scanni” ha una forma architettonica molto particolare che pone alcuni problemi e ha animato discussioni per quanto riguarda la sua reale funzione. Tutto questo perché all’interno non è stato trovato nessun reperto archeologico che ci possa (almeno) suggerire in quale contesto di utilizzo di questo luogo siamo, e poi perché (soprattutto) mancano gli alloggiamenti per la deposizione dei corpi. Questo particolare aveva alimentato delle ipotesi definendo l’ipogeo un luogo di culto. Quello che è certo è che la “Tomba degli Scranni” è adiacente (fa parte?) di una piccola necropoli di età ellenistica.

L’ipogeo degli Scanni si trova all’interno di un recinto per bestiame, in una proprietà privata.

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La “Tomba degli Scanni” era stata individuata e studiata qualche anno fa dai soci dell’Associazione Archeotuscia e

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il gruppo di studio dell’associazione Archeotuscia che si è occupato di questo sito archeologico. Da destra a sinistra: Roberto Quarantotti, Luciano Proietti, Mario Tizi, Mario Sanna.

poco tempo fa sono andata per vedere, fotografare e studiare questo luogo eccezionale e unico del nostro territorio dell’Etruria rupestre ma abbiamo trovato un’amara sorpresa: parte della collina soprastante è crollata, impedendo di fatto ogni altra azione…

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UNA PICCOLA “TAGLIATA” e “MERLI”

Da notare è poi la struttura adiacente: una sorta di “tagliata” lungo un banco di tufo che, in particolare, a destra è delimitata da una sorta di “merlatura”:

a quale periodo corrisponde? È contemporanea alla necropoli ellenistica? È posteriore alla necropoli ellenistica? È funzionale a qualcosa, a qualche pratica funeraria o di altro genere che qui avveniva?

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Tutto il complesso meriterebbe uno studio archeologico programmato per capire il collegamento (se c’è) tra i vari “elementi” posizionati l’uno adiacente all’altro.

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L’IPOGEO DEGLI SCANNI APPENA FUORI DALL’ABITATO DI TUSCANIA 

Appena fuori dall’abitato di Tuscania, lungo la Provinciale per Piansano, su un costone che guarda Fosso Capecchio, si incontra un ipogeo di forma insolita, di pianta circolare, con copertura a cupola, ricavata interamente nel tufo.

Entrando per la porta di accesso sul fondo si apre una profonda nicchia a forma di abside coperta a catino; intorno si aprono 10 nicchie più piccole, anche queste coperte a catino, sopraelevate dal pavimento. Difficile dare un’interpretazione del manufatto. Alcuni lo considerano una sepoltura, altri un luogo di culto.

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Veduta dell’interno della “Tomba degli Scanni”

Di questi ipogei insoliti se ne segnalano altri esemplari, due verso il territorio di Pitigliano-Sorano e un terzo esempio vicino alla città di Castro.

INTERNO

L’interno è costituito da un solo ambiente a pianta circolare, con un diametro di oltre 4 metri e un soffitto a forma di cupola.

La prima cosa che colpisce di questo ipogeo (così mi ha detto chi è entrato dentro) è l’accuratezza dell’esecuzione e la cupola perfettamente sferica.

Lungo le pareti sono disposte 10 grandi nicchie absidate chiamate “scanni”, poste a coronamento delle due pareti curve (5 per parte) che divergono dall’ingresso dell’ipogeo.

Di fronte alla porta di accesso si apre una sorta di seconda porta arcuata da considerare cieca o come finta porta, munita di un gradino posto più internamente rispetto agli stipiti esterni.

“Osservando attentamente questa porta di fondo, ho potuto constatare che all’interno e ai lati degli stipiti, le pareti sono state scavate in maniera irregolare per una profondità di circa 70 cm. Dove si notano profondi solchi di piccone che differenziano il piccolo ambiente nei confronti del resto dell’ipogeo reso liscio e ben rifinito. Inoltre si può supporre che l’apertura della porta di fondo sia avvenuta all’epoca della realizzazione dell’ipogeo e non in un periodo successivo, in quanto ho notato che nella porta, le facce interne degli stipiti sono anch’esse ben rifinite fino al livello pavimentale, esattamente come tutta la restante prima camera, tant’è che si possono escludere successive manomissioni. Un altro particolare a favore dell’ipotesi di una seconda camera funeraria, l’ho notato nel gradino risparmiato, dove sembra che vi fosse l’intenzione di realizzarne un altro successivo per ottenere, ad un livello più alto, un pavimento provvisorio che avrebbe facilitato lo scavo dell’ipogeo nella parte superiore” (Mario Sanna).

UNA TOMBA INCOMPIUTA

L’ipotesi quindi è quella di una tomba incompiuta, cosa questa che giustificherebbe la mancanza di indizi relativi a sepolture e a frammenti ceramici.

Tombe a camera a pianta circolare o ovale, anche se abbastanza rare, non sono inusuali nell’architettura funeraria etrusca, esempi simili sono la Tomba della Nave, la Tomba degli Animali Dipinti (nota 1), la Tomba n.50 del Recinto, la Tomba Maroi e Mengarelli a Cerveteri (di età orientalizzante). Altri esempi le tombe a pianta circolare a Volterra e Fiesole (nota 2) oltre a due esempi in località Riello presso Viterbo (nota 3).

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Grotte di Riello: un possibile parallelo e confronto per capire l’esatto scopo e funzione della “Tomba degli Scanni”

GLI SCANNI

Per quanto riguardagli scanni si possono avere più ipotesi sulla loro funzione.

Infatti rimane più probabile che siano delle nicchie e non scranni sedie o troni, altrimenti dovevano essere provviste di gradino poggiapiedi, come si può riscontrare in numerose tombe dove sono presenti questi elementi architettonici.

I particolari portano a ritenere che la tomba degli Scanni di Tuscania non fu mai portata a termine e per quanto riguarda la sua datazione può essere inserita nel periodo ellenistico come i sepolcri presenti nelle immediate vicinanze.

  • Fonti

 

  • Bibliografia

Nota 1: R. Mengarelli, Studi Etruschi I, 1927, p. 169, Tavola L; pp. 168 ss. Tav.XLIX

Nota 2: G. Caputo in BA XLVII 1962

nota 3: Canina AEM, p. 70 Tav. CI, fig. 1 e 2

 

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LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

L’AREA ARCHEOLOGICA DI S. GIULIANO e LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

L’area archeologica di S. Giuliano è ricchissima di vie antiche secondarie, profondamente inserite nella roccia tufacea come la Cava delle Cerquete, la Cava di Sarignano, la Cava del Castelluzzo, la cava del Pisciarello e la Scalinata di Greppo Castello.

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La suggestiva Scalinata di Greppo Castello

 

Queste vie, profondamente incastonate nella roccia, sono sempre state usate nel corso dei secoli, tanto che alle volte presentano allargamenti più tardi e, sulle pareti degli allargamenti, sono incisi frequentemente simboli cristiani.

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LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

“Una grande scalinata di comunicazione, miracolosamente scampata alla totale rovina, è quella di Greppo Castello (Tav. XXXI, 57), che mira ad unire il fondo valle con il pianoro. Superando più di 40 metri di dislivello, essa, per l’ampiezza ed imponenza, richiama quella, veramente grandiosa, di Tirinto. Tracce di altre gradinate di comunicazione si hanno in vari punti, lungo il ciglione della Chiusa Cima” (A. Gargana, La Necropoli Rupestre di S. Giuliano, Roma 1931, p. 406)

STRADE ETRUSCHE E VIABILITÀ

In Etruria meridionale la maggior parte delle opere stradali e la sistemazione dei tracciati sono da attribuire al periodo arcaico, nel quadro di una complessiva organizzazione del territorio e dei centri abitati e tracce della viabilità, di età etrusca, sono presenti numerose all’interno del Parco Regionale Marturanum.

La natura dei luoghi, caratterizzati da alte rocce tufacee dalle ripidi pareti, hanno condizionato fortemente la tipologia di tali opere che sono qui rappresentate per lo più da scalinate e tagliate.

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La Scalinata di Greppo Castello

Tra le vie profondamente incassate nel tufo oggi visitabili c’è la Scalinata di Greppo Castello (vedi carta n. 29), suggestivamente coperta da un grosso masso, che sale dal fosso del Neme sul pianoro di Poggio Castello, proprio di fronte all’estremità di San Giuliano.

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Antichi percorsi che sono oggi nella penombra del sottobosco e nascosti dalla fitta vegetazione delle forre.

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LE SCALINATE

La disposizione in piani diede la spinta a rendere più stretti i contatti tra le città dei vivi e quelle dei morti, creando delle scalinate non solo di accesso alla sommità delle tombe ma anche scalinate di comunicazione tra i diversi pianori.

Il pianoro urbano di San Giuliano a Barbarano Romano è circondato da strapiombi e da vaste necropoli etrusche: Caiolo, Chiusa Cima, Greppo Cenale, Greppo/Poggio Castello, Chiuse Vallerani, San Simone, Ara del Tesoro, Pontone, Valle Cappellana, totalmente immersi in un paesaggio vulcanico fluviale impressionante, caratterizzato da strapiombi, greppi e forre.

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La natura è lussureggiante e varia, con una fitta vegetazione di felci, liane e orchidee.

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UN PAESAGGIO UNICO

Le profonde e ombrose vie cave e scalinate sono qualcosa di unico, presenti solo nell’antica Etruria e caratterizzano la specificità della Tuscia Rupestre.

 

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La Scalinata di Greppo Castello, Parco Regionale Marturanum
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TOMBA MARGARETH – VALLE CAPPELLANA

VALLE CAPPELLANA

In Località Valle Cappellana sono presenti due grandi tumuli (oggi ormai completamente spianati), situati al confine tra i comuni di Barbarano Romano e Blera, sulla strada di raccordo della via Cassia, a pochi km da San Giuliano, verso San Giovanni in Tuscia.

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Probabilmente appartenevano ad un insediamento minore o ad una fattoria gravitante nell’orbita di San Giuliano.

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TOMBA MARGARETH (TOMBA 1)

La Tomba della Valle Cappellana 1 è dedicata alla Regina Margareth di Danimarca che faceva parte dell’equipe archeologica di suo zio Re Gustavo di Svezia quasi mezzo secolo fa. Un lungo dromos conduce ad un vestibolo che dà accesso a due camere funerarie in asse, divise da due colonne tuscaniche scanalate con capitelli etrusco-dorici e zoccolo quadrato. La prima camera è caratterizzata da un letto funebre con lastrone in peperino (decorato con due piccole volute) sorretto da massi; molto bello il soffitto piano a travi. La seconda camera presenta due letti funebri e un soffitto a cassettoni, di stile ceretano.

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Tra i confronti migliori possiamo menzionare il Tumulo del Caiolo a San Giuliano e la Tomba dei Capitelli dorici a Cerveteri (Via degli Inferi).

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La Tomba Margareth è datata al periodo Orientalizzante recente (fine VII-inizio Vi secolo a.C.) e presenta un lungo dromos (circa 20 metri) sul cui lato destro si apre una piccola camera.

Sulla parete di fondo del dromos è la porta, di semplice forma rettangolare. La camera anteriore è quadrata, con tetto a travi parallele. Accanto alla parete sinistra vi è un letto funebre composto da un grande lastrone appoggiato su alcuni massi. Il capezzale, a forma di semicerchio incassato, è sormontato da un solco terminante in due volute.

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La camera posteriore è divisa dalla prima mediante due colonne doriche scolpite nel tufo. La parete di fondo, con quelle laterali sono interessate dalla presenza di una banchina, rifinita lateralmente con la rappresentazione di due letti con gambe a rilievo. Il tetto è a travi parallele incrociate, la faccia di ciascun quadrato è ornata con listelli obliqui paralleli e aggettanti.

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Le due colonne, di proporzioni leggermente differenti l’una dall’altra, hanno il fusto conico scanalato (una presenta 14 scanalature, l’altra 16) poggiante su base quadrata; il capitello è formato da un echino molto convesso e da un abaco approssimativamente quadrato.

Questo monumento è paragonabile a Barbarano Romano con il Tumulo del Caiolo e con la Tomba Mariarosa Gabrielli, in Loc. Chiuse Vallerani, mentre a Cerveteri è confrontabile solo con la Tomba delle Colonne Doriche.

Il corredo rinvenuto ha restituito una grandissima varietà di oggetti, che vanno dalle importazioni ceramiche corinzie, al bucchero, ad oggetti d’oro quali fibule, rocchetti e globetti, una fibula d’argento, pasta vitrea e bronzo.

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TOMBE DELL’ETA’ DEL BRONZO DEL CAIOLO

LOCALITA’ CAIOLO

Esempi di tombe ipogee a camera, datate all’età del Bronzo, si trovano all’interno del Parco Regionale Marturanum; esattamente nella zona del Caiolo, proprio accanto alla Tomba dei Letti e a pochissimi metri dal Tumulo del Caiolo.

Queste tombe sono state definite “le piccole vecchie del Caiolo”: tombe a camera pre-etrusche scavate nel banco di tufo.

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le tombe dell’età del Bronzo del Caiolo, nel Parco Regionale Marturanum

Le tombe a camera dell’età del bronzo sono straordinarie testimonianze della struttura sociale delle comunità. L’inumazione dei defunti dentro camere ipogee, scavate nella roccia  (e che avrà nel territorio medio-tirrenico la massima manifestazione con la civiltà etrusca) ha importanti e significativi precedenti già in Età Preistorica, come vediamo dagli esempi del Caiolo.

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le tombe dell’età del Bronzo del Caiolo, nel Parco Regionale Marturanum

 

 

L’EVOLUZIONE DI QUESTI SEPOLCRETI HA DUE CICLI PRINCIPALI

1) un primo ciclo è rappresentato dai sepolcreti dell’Età del Rame caratterizzati da piccole celle a pianta curvilinea che in genere sono accessibili attraverso dei pozzi verticali. Questa è una classe monumentale molto ben rappresentata nella provincia di Viterbo, però assente nell’area di Blera e dei comuni circostanti;

2) un secondo ciclo di sepolcri che hanno camerette tendenzialmente di forma quadrangolare e che sono accessibili tramite un corridoio. Questa classe di sepolture viene datata dalla fase iniziale fino a tutta l’Età del Bronzo (XVIII-XIV secolo a.C. circa). Resta tuttora incerto se questo tipo di sepoltura sia stato utilizzato, sia pure limitatamente a segmenti sociali eminenti, anche nella Tarda Età del Bronzo (XIII-X secolo a.C.)

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esempio del secondo ciclo di sepolture (da F.Di Gennaro, “Le piccole grandi vecchie del Caiolo.Tombe a camera pre-etrusche da valorizzare”)

LE TOMBE A CAMERA PROTOSTORICHE

Allo stato attuale si deve pertanto ritenere che le tombe a camera protostoriche costituiscono rispetto alle tombe a camera etrusche un precedente (non diretto però, poiché separato da almeno 4 secoli), in cui il rito funerario fu quello della cremazione, con urne cinerarie deposte dentro pozzi o buche (attestate per l’Età del Bronzo Recente, Età del Bronzo Finale e parte della Prima Età del Ferro: XIII-IX secolo a.C.).

In particolare, delle circa 30 tombe a camera dell’Età del Bronzo oggi note in Etruria, l’85% si colloca nei territori comunali di Blera e di Barbarano Romano.

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sullo sfondo l’altura di San Giuliano

 

LE PICCOLE VECCHIE DEL CAIOLO

Sull’estrema propaggine tufacea del Caiolo, affacciate verso l’altura di San Giuliano, il piccolo raggruppamento di celle funerarie dell’età del bronzo del Parco Marturanum:

 “tra i sepolcri di età storica completamente esposti sul ciglione denudato, sono visibili due piccole tombe a camera del tipo di cui è stata recentemente riconosciuta la pertinenza all’Età del Bronzo” (Repertorio dei siti protostorici del Lazio. Province di Roma, Viterbo e Frosinone, AAVV, 2007).

LE DUE CELLE

Le due celle sono accessibili attraverso un portello di 70 cm di altezza e 55 cm di larghezza, sono contigue e nel setto divisorio si apre un’ampia breccia.

La tomba di sinistra ha il pavimento integro ma manca della parte sinistra della parete di accesso, mentre la tomba di destra è stata rilavorata per ottenere una bassa banchina.

A sinistra delle due tombe, nel banco tufaceo eroso da attività di cava, rimane lo spigolo di fondo di un terzo possibile esemplare; inoltre non si può escludere che la vicina tomba a camera etrusca abbia riadattato un quarto ipogeo.

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Bibliografia

F. Di Gennaro, “Le piccole vecchie del Caiolo. Tombe a camera pre-etrusche da valorizzare”

AA.VV., Repertorio dei siti protostorici del Lazio. Province di Roma, Viterbo e Frosinone, 2007

 

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NECROPOLI ETRUSCA DELLE SCALETTE A TUSCANIA

NECROPOLI ETRUSCA DELLE SCALETTE (VII-V secolo a.C. con riutilizzi fino al II secolo a.C.)

 

 

La “Necropoli delle Scalette” a Tuscania è una vasta area che si articola in diversi settori.

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“Tuscania. necropoli delle Scalette”, G.A.R. a cura di Giampaolo Pennacchioni

La Necropoli delle Scalette si trova sulla riva sinistra del fiume Marta, ad est di Tuscania, e si estende per circa 1 km e mezzo, scavata in un costone formato da una vena di tufo, alternata a strati di congelamento costituiti da pietra pomice e ceneri vulcaniche.

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ETA’ ORIENTALIZZANTE, ETA’ ARCAICA, ETA’ ELLENISTICA, ETA’ ROMANA, ETA’ MEDIEVALE e POST-MEDIEVALE

Questa area cimiteriale etrusca è attraversata da più vie di percorrenza, che vennero utilizzate in età orientalizzante e arcaica (VII-VI secolo a.C.), che fu il periodo di massima frequentazione del sepolcreto, poi nel periodo dal V al II secolo a.C. (in quanto zona di transito verso i siti di insediamento e le necropoli di Sughereto-Fioritella), ma anche in età romana, medievale (fortificazioni a controllo del Marta e delle stesse strade) e post-medievale (villaggio o fattoria vissuti alla fine del XVII secolo).

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il tumulo visto dall’alto

 

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la “strada” con i solchi creati probabilmente dal passaggio dei carri.

TOMBE A TUMULO

Le prime tombe a camera utilizzate sono del tipo con fenditura nel soffitto e circostante tumulo, e vengono realizzate nella prima metà del VII secolo a.C. sui pianori, principalmente sul poggio nel settore settentrionale della necropoli. Tra queste una è stata riferita ad un personaggio di rango principesco. I materiali di corredo (ceramiche etrusche in impasto e vasi in argilla depurata sia etrusco-geometrici che di importazione greca, esposti nel Museo Nazionale Archeologico di Tuscania) denotano la larga ricettività dell’antico centro di Tuscania agli apporti culturali di varia provenienza già in epoca così antica (670-650 a.C.): preludio di quella riconosciuta funzione di polo economico e culturale di primo piano che avrà Tuscania nell’ambito dell’Etruria interna.

 

 

 

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TOMBE A CAMERA

Alle tombe con camera a fenditura superiore si affiancano sepolcri completamente scavati in profondità nel banco roccioso o aperti, a più livelli, sulle pendici rivolte alla vallata del fiume Marta oppure sui fianchi della profonda via incassata (“tagliata” etrusca) che sale in direzione nord con un percorso a serpentina. Varia è la tipologia di queste tombe rupestri (arricchite da particolari architettonici e decorativi resi nella roccia e a volte sottolineate anche a pittura) che sembrano da datare al VI secolo a.C., con riutilizzi fino all’età imperiale romana (II secolo d.C.). In particolare per il V secolo a.C. sono note aree apposite di sepolture sia ad inumazione dentro fossa o loculo, sia a cremazione dentro pozzetti con urna cineraria di vario tipo.

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COLOMBARIO

Sull’alto del costone della necropoli rivolto al fiume Marta, si apre in parete anche un colombario (età tardo ellenistica o repubblicana romana), a pianta irregolare, per sepolture multiple, nelle apposite nicchie che costellano le pareti, di defunti cremati.

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La necropoli è costituita da due tipi principali di tombe

1) Tombe rupestri e pseudo-rupestri a camera, scavate sui fianchi del costone, a vari livelli;

2) Tombe a cielo aperto, sulla pianura sovrastante il costone, per una profondità di ca. 50 metri.

In particolare abbiamo per le tombe rupestri:

80 monocamerali

26 bicamerali

6 tricamerali

2 tetracamerali a croce

3 a nicchia

6 a forno.

Per le tombe a cielo aperto:

2 tombe a fossa

1 tomba a pozzetto.

Tale statistica è stata elaborata in base alle tombe accessibili*

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esempio di tomba a quattro stanze che si sviluppano intorno ad un vestibolo centrale.

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Bibliografia

S.Quilici Gigli, Tuscania, Forma Italiae, Regio VII, volumen secundum, Roma 1970, n.96

A.M.Moretti Sgubini, Importazioni a Tuscania nell’Orientalizzante medio, in Damarato Studi di Antichità Classica offerti a Paola Pelagatti, Milano 2000, pp.181-94

*GAR, a cura di Giampaolo Pennacchioni, Tuscania, la necropoli delle Scalette

 

NOTA

L’area della Necropoli delle Scalette si trova nei pressi della Cartiera, verso la strada diretta a Viterbo. E’ liberamente visitabile solo il I settore di tombe, mentre sia il Colombario che il resto della necropoli si trovano all’interno di una proprietà privata.

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IL COLOMBARIO NELLA NECROPOLI DELLE SCALETTE A TUSCANIA

Il Colombario della Necropoli etrusca delle Scalette si trova a Tuscania (Viterbo), precisamente nel settore III della necropoli che si estende per quasi 1 km e mezzo.

Le tombe rupestri della necropoli delle Scalette si dispongono a nastro, lungo tutto il costone tufaceo, posizionato sulla riva sinistra del fiume Marta.

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SULL’ALTO DEL COSTONE

Sull’alto del costone della necropoli etrusca che si affaccia sul fiume Marta si apre in parete il Colombario che viene datato all’età tardo ellenistica o repubblicana romana; ha una pianta irregolare, un’altezza di circa 4 metri e, lungo le pareti, migliaia sono le nicchie realizzate per accogliere le ceneri dei defunti, secondo il rito della cremazione.

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Il Colombario è così caratterizzato da numerosi cellette quadrate di 20/30 cm allineate.

 

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MA COS’E’ UN “COLOMBARIO”?

Nell’accezione di monumento funerario in cui viene usata oggi nel linguaggio archeologico, la parola columbarium, con un’indebita estensione terminologica, fu gradualmente usata solo a partire dal 1727 quando l’erudito Francesco Gori pubblicò una sua opera intitolata “Monumentum sive Columbarium Libertorum et Servorum Liviae Augustae” in seguito alla scoperta, avvenuta l’anno precedente, del colombario dei servi e liberti di Livia, moglie d’Augusto. Nelle iscrizioni latine, infatti, questa tipologia architettonica è nominata ossarium, ossuarium, monumentum o sepulchrum ma mai Colombario.

Da allora con il termine columbarium s’identificano i sepolcri romani simili ad una piccionaia per via dei loculi che ricoprono fittamente le pareti.

Solitamente queste costruzioni erano ipogee o parzialmente interrate, anche se non manca il fronte con la porta d’accesso sulla strada, che, talora, reca, murata, l’iscrizione principale con i nomi dei titolari del sepolcro”.

PER APPROFONDIRE

COLOMBARIO: Caratteristico genere di sepolcro romano…

COLOMBARIO (columbarium da columba, “colomba”): Stanza sepolcrale nelle cui pareti…

NOTA

Il Colombario della Necropoli Etrusca delle Scalette si trova all’interno di una proprietà privata e pertanto non è liberamente accessibile.

 

 

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LA TOMBA DEI TREPTIE A TUSCANIA

 

A Tuscania, nella necropoli etrusca di Pian di Mola, la scoperta della Tomba dei Treptie è avvenuta il 3 maggio 1961, in seguito ad uno scavo clandestino.

La Necropoli Etrusca di Pian di Mola si trova esattamente di fronte il famoso colle della Chiesa di San Pietro.

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veduta del colle della chiesa di San Pietro

La Tomba dei Treptie è una tomba ipogea scavata nel banco di roccia ed è composta da due camere, fornite ciascuna del proprio ingresso; solo successivamente furono messe in comunicazione da un vestibolo, forse già in antico.

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In entrambi gli ambienti erano disposti almeno venti sarcofagi, di cui due in nenfro e diciotto in terracotta, appartenenti alla stessa gens che, nell’arco di circa 100 anni, ha utilizzato la tomba.

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La camera maggiore (sinistra) ha un soffitto piano retto da un pilastro centrale e l’ingresso in opera quadrata. La seconda camera (a destra) ha una pianta più irregolare e il soffitto basso. Nel pavimento di entrambe sono state scavate le fosse rettangolari per l’alloggiamento dei sarcofagi.

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Tomba dei Treptie: dromos (corridoio) di ingresso della camera più grande a sinistra.
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Tomba dei Treptie: dromos (corridoio) di ingresso della camera a destra.

Il corredo al momento della scoperta risultava saccheggiato già in antico e i reperti recuperati sono stati:

  • ceramica: a vernice nera, a vernice rossa, balsamari piriformi, lucerne con disco decorato a rilievo.
  • vetri: quali una tazza emisferica in vetro giallo, frammenti di tazza con motivi a reticella.
  • bronzi composti da un bacile in lamina, una piccola cista cilindrica, un frammento di cista con busto d’arpia, un askos in lamina, quattro monete di cui una di tipo Neapolitano con testa di ninfa.
  • ori: due orecchini a cerchio in semplice filo.
  • 18 sarcofagi di terracotta e frammenti di altri non ricomponibili.
  • 2 sarcofagi in nenfro con coperchio con figura di cui uno maschile completo con iscrizione sul cuscino: [C.I.E 5707] TREPTIE – S – L- RIL – XXXIIX
  • 2 cippi in nenfro a forma di parallelepipedo iscritti in etrusco così trascritti: [C.I.E 5708] TREPTIE- L- LR- RI- LII; [C.I.E. 5709] ACNEI – THAN – R- XX

Degli oggetti ritrovati nel 1961 purtroppo oggi però restano solo pochi esemplari, perché negli anni ’70 avvenne un furto nei locali dove erano custoditi in attesa dell’apertura del nuovo museo.

 

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l’ingresso della camera di sinistra

 

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UN SEPOLCRO GENTILIZIO

La struttura e la vastità dell’ipogeo, insieme ai resti del corredo, ci danno l’immagine di un sepolcro gentilizio, destinato a ricevere i membri di una stessa gens, per più generazioni. In base ai reperti rinvenuti si suppone che le 20 deposizioni si siano succedute in un arco di tempo di 100 anni, dalla fine del III secolo a.C. alla fine del II secolo a.C.

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la “porta” di ingresso alla camera di sinistra

Il limite cronologico più alto viene dato dalla cista con busto di arpia, una classe di reperti archeologici che si diffondono dal III secolo a.C. in poi, dal frammento di coppetta in vetro a reticella prodotta dal III secolo a.C. a I secolo a.C. e dalla moneta Neapolitana. Il limite cronologico più basso è fornito invece dalle tre lucerne con disco decorato a rilevo, in uso fino all’età Augustea.

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la scalinata di uscita della camera di destra

SETHRE TREPTIES

Le iscrizioni, incise sul cuscino del sarcofago maschile in pietra e su uno dei due cippi rinvenuti nella tomba, presentano inciso il nome gentilizio della famiglia Treptie. In particolare il sarcofago in nenfro è del fondatore della tomba a Pian di Mola: Sethre Trepties, opera di una bottega di Tuscania attiva tra la fine del III e la metà del II secolo a.C.

I SARCOFAGI IN TERRACOTTA DI TUSCANIA

A Tuscania, dalla metà del III alla fine del II secolo a.C., è documentata un’intensa produzione di sarcofagi in terracotta.

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Museo Nazionale Etrusco di Tuscania (Viterbo): i sarcofagi di terracotta ritrovati dentro la tomba ipogea dei Treptie a Pian di Mola

L’inizio della produzione dei sarcofagi fittili su vasta scala inizia dalla metà del III secolo a.C. e prosegue fino alla fine del II secolo a.C., e Tuscania sembra essere il massimo centro di produzione. Si tratta di una tecnica di esecuzione “meccanica” attraverso l’uso di matrici, e questo inoltre ha permesso di individuare esemplari riconducibili ad una stessa bottega e, soprattutto, offre utili informazioni sull’organizzazione del lavoro, sulla quantità e qualità delle officine.

Le opere più antiche sono realizzate a stampo ma con i dettagli rifiniti a mano. Quando l’argilla era ancora morbida i gioielli, gli occhi, i capelli erano resi più naturali ritoccandoli a mano: veri capolavori della ritrattistica medio-ellenistica. Oggi li possiamo ammirare al Museo Nazionale Etrusco di Tuscania.

Sono esemplari stilisticamente e artisticamente eccezionali, sicuramente commissionati a un maestro. L’analisi dei caratteri stilistici e tecnici dei sarcofagi fittili permette di riconoscere cinque botteghe che hanno lavorato a Tuscania nel corso dei 150 anni.

Comunque già alla fine del III secolo a.C. l’aumento del numero delle produzioni e la ripetizione di modelli standardizzati per i volti, ci documentano l’esistenza di una vera e propria produzione industriale, con gli stampi che riproducono le figure meccanicamente e velocemente senza più troppa cura.

NOTA

la Tomba dei Treptie non è liberamente visitabile perché, per raggiungerla, si deve necessariamente passare attraverso delle proprietà private.

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TUMULO CIMA-NECROPOLI DI SAN GIULIANO

TUMULO CIMA

Il Tumulo Cima è il monumento funerario più imponente della necropoli etrusca di San Giuliano (Barbarano Romano) e prende il suo nome dalla località in cui si trova.

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Il Tumulo Cima è un interessante esempio di architettura funeraria di età Orientalizzante, un grande tumulo di 25 m. di diametro, molto vicino per tipologia a quelli contemporanei di Cerveteri, e per la sua realizzazione è stato in parte scavato ed in parte edificato.

La tomba principale occupa il centro di questa struttura circolare sulla cui circonferenza si aprono gli ingressi di numerose tombe a camera; tombe a camera che sono appartenute a personaggi della stessa famiglia e realizzate anche molti anni dopo la tomba principale.

La tomba principale si trova infatti al centro: è un’importante tomba principesca a due camere, secondo lo schema tipico del periodo, scavata nella roccia, nel tufo.

I tumuli etruschi erano coperti sopra il tamburo di base da un cono realizzato con gli stessi detriti di costruzione e scavo, a loro volta compattati da terra e ricoperti dalla vegetazione: è così che si presenta oggi il Tumulo Cima.

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LA TOMBA PRINCIPALE

Alla tomba principale si accede attraverso un lungo dromos (corridoio) su cui si aprono gli ingressi di tre camere laterali.

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Dopo il primo vano, dal caratteristico soffitto scolpito imitante quello ligneo delle abitazioni con i travi, i travicelli e i cassettoni a graticcio, si entra nella grande camera funeraria, sorretta da quattro pilastri quadrangolari realizzati “a risparmio” nella pietra tufacea.

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Il soffitto della camera è in cemento poiché crollato nel passato: il crollo della volta ha però consentito il recupero di oggetti e frammenti ceramici non raggiunti dagli scavatori clandestini, che hanno consentito la datazione del sepolcro tra il 640 e il 625 a.C.

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Nella camera si vede un letto funerario in peperino dalle gambe scolpite ad imitazione dei letti lignei torniti, con la stilizzazione del cuscino semicircolare.

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LA CAMERA LATERALE

Di particolare interesse è la camera laterale sinistra del dromos, decorata da due coppie di lesene ornate da scanalature verticali. In particolare nella parte iniziale la camera presenta un tetto “a ventaglio” con travetti che partono da un columen (trave) ad estremità circolare. Il soffitto del vestibolo è decorato da grosse travi parallele con un motivo “a graticcio” imitante i soffitti in legno che si trovavano nelle case degli Etruschi.

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I dettagli architettonici di questa camera funeraria sono molto belli. Vi appaiono infatti sia il tetto a raggiera tipico delle capanne con copertura a travicelli e frasche, che quello a doppio spiovente delle abitazioni coperte da coppi e tegole; in Etruria l’utilizzo di questa seconda tipologia di copertura sembra avvenire, in base ai dati archeologici, alla metà del VII secolo a.C.: ed è proprio questo il periodo storico nel quale rientra la prima fase del Tumulo Cima, rappresentando così una conferma architettonica ai dati archeologici.

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DATAZIONE

I confronti architettonici più forti avvicinano la struttura del Tumulo Cima all’ambiente di Cerveteri e di Vulci. Sulla base dei reperti rinvenuti e sulle caratteristiche architettoniche questo monumento si data all’inizio della seconda metà VII secolo a.C. (650-640 a.C.) mentre è in una fase successiva che furono aperte altre tombe.

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LE ALTRE TOMBE

Sulla circonferenza del tumulo si aprono radialmente gli ingressi delle tombe a camera semplice, realizzate anche un secolo dopo per seppellire i membri della stessa famiglia aristocratica.

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L’AREA SACRA CON I CIPPI A FORMA DI OBELISCO

Accanto al Tumulo Cima si trova un’area sacra con le basi di alcuni alti cippi: in questo luogo i sacerdoti etruschi, presumibilmente legati alla stessa famiglia, svolgevano i riti sacri in memoria ed onore dei propri defunti.

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Un’area sacra che è una platea di tufo con due file parallele di cippi a forma di obelisco (vedi l’esemplare conservato al Museo Archeologico di Barbarano Romano), da interpretare come area per il culto funerario.

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CASTEL D’ASSO

CASTEL D’ASSO nel 1817

Era l’anno 1817 e la necropoli di Castel d’Asso fu la prima necropoli etrusca rupestre ad essere scoperta e fatta conoscere al mondo della cultura, con il suo andamento a nastro, lungo le rupi che dominano la valle del torrente Freddano e lungo i lati di una piccola valle alle sue spalle.

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MERAVIGLIOSO LO SPETTACOLO DELLA NATURA: necropoli, città e Medioevo

A Castel d’Asso è meraviglioso lo spettacolo della natura e delle tombe etrusche intagliate nel tufo, distribuite su due o anche tre ordini sovrapposti e estremamente interessante è  anche la presenza dei resti dell’antica città Romana di Axia e del castrum Medievale.

IL PERIODO DI MASSIMO SVILUPPO

Il periodo di massimo sviluppo della necropoli rupestre è datato tra il IV e il II secolo a.C. e la forma che predomina è quella caratteristica a dado.

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LA FINTA PORTA

Tutte le facciate hanno la caratteristica sequenza delle modanature, ma soprattutto emanano suggestioni per la raffigurazione della Finta Porta, la Porta dell’Aldilà degli Etruschi, delineata con uno spesso cordolo a rilievo, che si ripete anche nell’ambiente di sotto-facciata.

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LA CITTÀ DI CASTEL D’ASSO-AXIA

Castel d’Asso, l’antica città romana di Axia (citata da Cicerone nel Pro Caecina, VII,20) sorge al punto di incontro di due profonde valli di erosione, dovute rispettivamente all’azione del Riosecco e del Freddano.

Il perimetro della città antica era delimitato sui fianchi da ripidi pendii, oggi coperti da una fitta vegetazione.

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Le scansioni trasversali del pianoro, sottolineate dai fossati, definiscono l’insediamento etrusco in due aree principali di diversa estensione: la maggiore ad E, identificabile con l’abitato vero e proprio, e la minore ad W, assimilabile ad un’acropoli.

Le prime tracce di vita della città sono rivelate da un corredo tombale databile al primo quarto del VI secolo a.C. e da due frammenti di terrecotte architettoniche in cui appare Eracle che cattura un toro: esse autorizzano l’ipotesi dell’esistenza di un santuario etrusco arcaico databile intorno al 550 a.C.

Tuttavia, il periodo di maggiore fioritura della città, inequivocabilmente confermato dalla necropoli rupestre, è da porsi tra il IV ed il II secolo a.C.

Axia fu inserita da Roma nell’87 a.C. nella vastissima circoscrizione municipale di Tarquinia. Soltanto in un secondo momento, intorno alla metà del I secolo a.C. la piccola comunità dovette essere attribuita all’ager di Sorrina, municipio da porsi nei dintorni dell’attuale Viterbo.

CASTEL D’ASSO NEL MEDIOEVO

La conservazione del nome rende probabile una continuità di vita nell’Alto Medioevo. Attualmente, fatta eccezione per i fossati e alcuni pozzi e cunicoli di drenaggio, non restano tracce del sito della città antica. Protagonista incontrastato del paesaggio è il castello medievale, insediato sulla punta del pianoro che domina la confluenza del Riosecco nel Freddano.

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Datata al XII secolo, la costruzione viene considerata i ruderi di una fortificazione, di un castrum: cioè di un insediamento senza un vero centro abitato e che comprendeva esclusivamente la residenza per la guarnigione militare.

CASTEL D’ASSO LA NECROPOLI ETRUSCA

Castel d’Asso si sviluppa lungo le rupi che dominano la valle del torrente Freddano in uno scenario naturalistico meraviglioso 

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e intensamente verde.

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Le tombe si snodano a nastro assumendo quasi il valore di monumento, nel senso latino del termine, ossia di proiezione all’esterno, verso i sopravvissuti, dei contenuti ideologici e religiosi che sono propri dell’architettura funeraria etrusca.

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Il periodo di massima fioritura della necropoli si ha tra il IV ed il II secolo a.C.

La forma predominante delle tombe è quella caratteristica a dado che qui si articola su facciate semplici o su un modello canonico più complesso costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sotto-facciata, la vera e propria camera sepolcrale alla quale si accedeva attraverso un lungo corridoi (dromos).

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Tutte le facciate si caratterizzano per la suggestione che emana la raffigurazione della Finta Porta, la porta dell’Aldilà, delineata con uno spesso cordolo a rilievo, che si ripete anche nell’ambiente di sotto-facciata.

Le grandi necropoli rupestri sono situate spesso lungo le strade principali di accesso alla città.

Ovviamente fin dall’inizio il fenomeno dell’architettura funeraria rupestre non era determinato solo da fattori geologici ed economici ma mirava anche ad effetti scenografici e di prestigio.

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I proprietari di queste tombe e i loro “clan” appartenenti senza dubbio ai ceti dominanti di un’aristocrazia agraria volevano distinguersi esplicitamente anche dopo la morte ed essere ricordati “a vista” dai loro discendenti.

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I alcuni casi il nome della famiglia proprietaria del monumento funerario è scritto, con una chiara intenzione commemorativa, sulla facciata delle tombe.