Norchia_la_tomba_dorica

La Tomba Dorica di Norchia

Le due Tombe a Tempio anche dette Tombe Doriche

Questo è il disegno ricostruttivo fatto da Luigi Canina nel 1849.

Le Tombe a Tempio_Norchia

Un fregio dorico

In origine queste due tombe affiancate avevano l’aspetto di due piccoli templi con colonne o pilastri sorgenti da un parapetto, con le camere funerarie scavate a grande profondità.

Sopra il portico c’era un fregio dorico chiuso in alto da frontoni figurati.

Personaggi del mondo mitico

All’interno di questi frontoni erano rappresentati personaggi del mito greco, oggi non più identificabili con sicurezza, perché poco visibili per il tufo consumato.

Acroteri centrali e laterali completavano la ricca decorazione.

IV secolo a.C.

La datazione originaria è della fine del IV secolo a.C., ma successivamente nel II secolo a.C. vennero fatte delle modifiche.

II secolo a.C.

Nel II secolo a.C. nella parete di fondo del portico, abbattute le ante interne, fu scolpito un grande fregio, stuccato e dipinto che raffigurava un corteo di personaggi scortati da un demone.

 

 

 

 

 

Annunci
tomba_vel-norchia.jpg

FOTO-LA TOMBA DI VEL a NORCHIA

LA TOMBA A CASETTA di VEL

Scolpita nel tufo, la tomba a Casetta di Vel è del tipo “a semidado” e la facciata rupestre è ispirata a quella delle case etrusche di IV secolo a.C.

Al centro si apre una finta porta, su cui è presente l’iscrizione con il nome del proprietario:

Questa è la tomba di Vel figlio di Laris (o Larth)

#LoveEtruriaRupestre

tomba_vel-norchia.jpg

tomba_degli_scanni.jpg

IPOGEO DEGLI SCRANNI-TUSCANIA

IPOGEO DEGLI SCRANNI

“(…) in località Ristrette, a valle del km 1,7 della strada Tuscania-Piansano si trova, scavato nel tufo, un ambiente a forma insolita. Di pianta circolare e coperto a cupola, presente in fondo di fronte all’ingresso una profonda nicchia a guisa coperta a catino. Tutt’intorno si aprono altre nicchie più piccole pure coperte a catino, ma sopraelevate dal pavimento. Molto dubbia è un’attribuzione di questo manufatto, che potrebbe essere riferito a un luogo di culto, o forse anche ad un ambiente funerario insolito” (S.Quillici Gigli, Tuscana, Forma Italiae Regio VII, Istituto di tipografia antica dell’università di Roma 1970, pp. 127-28)

LA TOMBA DEGLI SCANNI: UNA SINGOLARE STRUTTURA A IPOGEO

Una singolare struttura a ipogeo denominato “tomba degli scanni” o “degli scranni”, si trova all’altezza del secondo km della strada provinciale che da Tuscania porta a Piansano.

tuscania_tomba_degli_scranni.jpg

La “Tomba degli Scanni” ha una forma architettonica molto particolare che pone alcuni problemi e ha animato discussioni per quanto riguarda la sua reale funzione. Tutto questo perché all’interno non è stato trovato nessun reperto archeologico che ci possa (almeno) suggerire in quale contesto di utilizzo di questo luogo siamo, e poi perché (soprattutto) mancano gli alloggiamenti per la deposizione dei corpi. Questo particolare aveva alimentato delle ipotesi definendo l’ipogeo un luogo di culto. Quello che è certo è che la “Tomba degli Scranni” è adiacente (fa parte?) di una piccola necropoli di età ellenistica.

L’ipogeo degli Scanni si trova all’interno di un recinto per bestiame, in una proprietà privata.

tuscania_tomba_degli_scranni_francesca-pontani.jpg

La “Tomba degli Scanni” era stata individuata e studiata qualche anno fa dai soci dell’Associazione Archeotuscia e

tuscania_tomba_degli_scranni.jpg
il gruppo di studio dell’associazione Archeotuscia che si è occupato di questo sito archeologico. Da destra a sinistra: Roberto Quarantotti, Luciano Proietti, Mario Tizi, Mario Sanna.

poco tempo fa sono andata per vedere, fotografare e studiare questo luogo eccezionale e unico del nostro territorio dell’Etruria rupestre ma abbiamo trovato un’amara sorpresa: parte della collina soprastante è crollata, impedendo di fatto ogni altra azione…

tuscania_tomba_degli_scranni_francesca-pontani.jpg

UNA PICCOLA “TAGLIATA” e “MERLI”

Da notare è poi la struttura adiacente: una sorta di “tagliata” lungo un banco di tufo che, in particolare, a destra è delimitata da una sorta di “merlatura”:

a quale periodo corrisponde? È contemporanea alla necropoli ellenistica? È posteriore alla necropoli ellenistica? È funzionale a qualcosa, a qualche pratica funeraria o di altro genere che qui avveniva?

tuscania_tomba_degli_scranni_francesca-pontani.jpg

Tutto il complesso meriterebbe uno studio archeologico programmato per capire il collegamento (se c’è) tra i vari “elementi” posizionati l’uno adiacente all’altro.

tuscania_tomba_degli_scranni_francesca-pontani.jpg

L’IPOGEO DEGLI SCANNI APPENA FUORI DALL’ABITATO DI TUSCANIA 

Appena fuori dall’abitato di Tuscania, lungo la Provinciale per Piansano, su un costone che guarda Fosso Capecchio, si incontra un ipogeo di forma insolita, di pianta circolare, con copertura a cupola, ricavata interamente nel tufo.

Entrando per la porta di accesso sul fondo si apre una profonda nicchia a forma di abside coperta a catino; intorno si aprono 10 nicchie più piccole, anche queste coperte a catino, sopraelevate dal pavimento. Difficile dare un’interpretazione del manufatto. Alcuni lo considerano una sepoltura, altri un luogo di culto.

tomba_degli_scanni.jpg
Veduta dell’interno della “Tomba degli Scanni”

Di questi ipogei insoliti se ne segnalano altri esemplari, due verso il territorio di Pitigliano-Sorano e un terzo esempio vicino alla città di Castro.

INTERNO

L’interno è costituito da un solo ambiente a pianta circolare, con un diametro di oltre 4 metri e un soffitto a forma di cupola.

La prima cosa che colpisce di questo ipogeo (così mi ha detto chi è entrato dentro) è l’accuratezza dell’esecuzione e la cupola perfettamente sferica.

Lungo le pareti sono disposte 10 grandi nicchie absidate chiamate “scanni”, poste a coronamento delle due pareti curve (5 per parte) che divergono dall’ingresso dell’ipogeo.

Di fronte alla porta di accesso si apre una sorta di seconda porta arcuata da considerare cieca o come finta porta, munita di un gradino posto più internamente rispetto agli stipiti esterni.

“Osservando attentamente questa porta di fondo, ho potuto constatare che all’interno e ai lati degli stipiti, le pareti sono state scavate in maniera irregolare per una profondità di circa 70 cm. Dove si notano profondi solchi di piccone che differenziano il piccolo ambiente nei confronti del resto dell’ipogeo reso liscio e ben rifinito. Inoltre si può supporre che l’apertura della porta di fondo sia avvenuta all’epoca della realizzazione dell’ipogeo e non in un periodo successivo, in quanto ho notato che nella porta, le facce interne degli stipiti sono anch’esse ben rifinite fino al livello pavimentale, esattamente come tutta la restante prima camera, tant’è che si possono escludere successive manomissioni. Un altro particolare a favore dell’ipotesi di una seconda camera funeraria, l’ho notato nel gradino risparmiato, dove sembra che vi fosse l’intenzione di realizzarne un altro successivo per ottenere, ad un livello più alto, un pavimento provvisorio che avrebbe facilitato lo scavo dell’ipogeo nella parte superiore” (Mario Sanna).

UNA TOMBA INCOMPIUTA

L’ipotesi quindi è quella di una tomba incompiuta, cosa questa che giustificherebbe la mancanza di indizi relativi a sepolture e a frammenti ceramici.

Tombe a camera a pianta circolare o ovale, anche se abbastanza rare, non sono inusuali nell’architettura funeraria etrusca, esempi simili sono la Tomba della Nave, la Tomba degli Animali Dipinti (nota 1), la Tomba n.50 del Recinto, la Tomba Maroi e Mengarelli a Cerveteri (di età orientalizzante). Altri esempi le tombe a pianta circolare a Volterra e Fiesole (nota 2) oltre a due esempi in località Riello presso Viterbo (nota 3).

tuscania_tomba_degli_scrani.jpg
Grotte di Riello: un possibile parallelo e confronto per capire l’esatto scopo e funzione della “Tomba degli Scanni”

GLI SCANNI

Per quanto riguardagli scanni si possono avere più ipotesi sulla loro funzione.

Infatti rimane più probabile che siano delle nicchie e non scranni sedie o troni, altrimenti dovevano essere provviste di gradino poggiapiedi, come si può riscontrare in numerose tombe dove sono presenti questi elementi architettonici.

I particolari portano a ritenere che la tomba degli Scanni di Tuscania non fu mai portata a termine e per quanto riguarda la sua datazione può essere inserita nel periodo ellenistico come i sepolcri presenti nelle immediate vicinanze.

  • Fonti

 

  • Bibliografia

Nota 1: R. Mengarelli, Studi Etruschi I, 1927, p. 169, Tavola L; pp. 168 ss. Tav.XLIX

Nota 2: G. Caputo in BA XLVII 1962

nota 3: Canina AEM, p. 70 Tav. CI, fig. 1 e 2

 

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

L’AREA ARCHEOLOGICA DI S. GIULIANO e LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

L’area archeologica di S. Giuliano è ricchissima di vie antiche secondarie, profondamente inserite nella roccia tufacea come la Cava delle Cerquete, la Cava di Sarignano, la Cava del Castelluzzo, la cava del Pisciarello e la Scalinata di Greppo Castello.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre
La suggestiva Scalinata di Greppo Castello

 

Queste vie, profondamente incastonate nella roccia, sono sempre state usate nel corso dei secoli, tanto che alle volte presentano allargamenti più tardi e, sulle pareti degli allargamenti, sono incisi frequentemente simboli cristiani.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

LA SCALINATA DI GREPPO CASTELLO

“Una grande scalinata di comunicazione, miracolosamente scampata alla totale rovina, è quella di Greppo Castello (Tav. XXXI, 57), che mira ad unire il fondo valle con il pianoro. Superando più di 40 metri di dislivello, essa, per l’ampiezza ed imponenza, richiama quella, veramente grandiosa, di Tirinto. Tracce di altre gradinate di comunicazione si hanno in vari punti, lungo il ciglione della Chiusa Cima” (A. Gargana, La Necropoli Rupestre di S. Giuliano, Roma 1931, p. 406)

STRADE ETRUSCHE E VIABILITÀ

In Etruria meridionale la maggior parte delle opere stradali e la sistemazione dei tracciati sono da attribuire al periodo arcaico, nel quadro di una complessiva organizzazione del territorio e dei centri abitati e tracce della viabilità, di età etrusca, sono presenti numerose all’interno del Parco Regionale Marturanum.

La natura dei luoghi, caratterizzati da alte rocce tufacee dalle ripidi pareti, hanno condizionato fortemente la tipologia di tali opere che sono qui rappresentate per lo più da scalinate e tagliate.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre
La Scalinata di Greppo Castello

Tra le vie profondamente incassate nel tufo oggi visitabili c’è la Scalinata di Greppo Castello (vedi carta n. 29), suggestivamente coperta da un grosso masso, che sale dal fosso del Neme sul pianoro di Poggio Castello, proprio di fronte all’estremità di San Giuliano.

scalinata_greppo_castello

Antichi percorsi che sono oggi nella penombra del sottobosco e nascosti dalla fitta vegetazione delle forre.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

LE SCALINATE

La disposizione in piani diede la spinta a rendere più stretti i contatti tra le città dei vivi e quelle dei morti, creando delle scalinate non solo di accesso alla sommità delle tombe ma anche scalinate di comunicazione tra i diversi pianori.

Il pianoro urbano di San Giuliano a Barbarano Romano è circondato da strapiombi e da vaste necropoli etrusche: Caiolo, Chiusa Cima, Greppo Cenale, Greppo/Poggio Castello, Chiuse Vallerani, San Simone, Ara del Tesoro, Pontone, Valle Cappellana, totalmente immersi in un paesaggio vulcanico fluviale impressionante, caratterizzato da strapiombi, greppi e forre.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

 

La natura è lussureggiante e varia, con una fitta vegetazione di felci, liane e orchidee.

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

UN PAESAGGIO UNICO

Le profonde e ombrose vie cave e scalinate sono qualcosa di unico, presenti solo nell’antica Etruria e caratterizzano la specificità della Tuscia Rupestre.

 

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre

scalinata_greppo_castello_parco_marturanum_tuscia_rupestre
La Scalinata di Greppo Castello, Parco Regionale Marturanum
erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg

L’ERBARIO DI LUCIA MENICOCCI A VILLA SAN GIOVANNI IN TUSCIA

LA TUSCIA RUPESTRE È

La Tuscia Rupestre è un luogo affascinante e incantato;

è un luogo incantato e prodigioso per le necropoli etrusche di tufo arancio e marrone immerse in una natura verdissima;

è un luogo prodigioso e fatato per il medioevo dei suoi borghi;

la Tuscia Rupestre è un luogo fatato e affascinante per i suoi bellissimi boschi ma anche perché è qui che puoi incontrare la “Signora delle erbe.

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg
Lucia Menicocci

LA “SIGNORA DELLE ERBE”

La “Signora delle erbe” è Lucia Menicocci che, con delicata sensibilità, grande cultura e conoscenza della natura, è ormai molto conosciuta per la sua bravura nello scoprire ed esplorare l’anima segreta delle erbe spontanee che crescono nella Tuscia.

Lei le raccoglie, le conserva e le tramanda nel tempo plastificando i fogli con i fiori e le piante precedentemente essiccati.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-19.jpg

Ed è così che nasce il suo “Erbario”: una mostra permanente dei fiori, piante ed erbe spontanee (della Tuscia ma non solo) raccolte in più di 20 anni di ricerca, allestita presso Villa San Giovanni in Tuscia (Viterbo).

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg

 

PROPRIO DIETRO UNA PORTA

Proprio dietro una porta è così che, andando a Villa San Giovanni in Tuscia, si apre un piccolo mondo, un piccolo mondo infinito.

Un piccolo mondo infinito fatto di nuvole color crema così soffici come i “capelli delle fate” da guardare con gli occhi che, inesorabilmente, ci affondano dentro; fatto di bianche perle che crescono accanto alle foglie; fatto di piccole lune da guardare e interrogare tra la trasparenza della luce…

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-21.jpg
a sinistra il lino delle fate e a destra le foglie autunnali di pero.

 

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg
le piccole “perle” bianche che nascono.

 

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-22.jpg
la lunaria con i semi che si vedono in trasparenza.

Un piccolo mondo infinito fatto di autunno, di primavera, inverno, estate; fatto di ombra, di luce, di fonti di acqua, di sentieri sterrati e bianchi, di fossi, di campi e di orti, di ruscelli, di laghetti e di zolle di terra umida, di rocce e di tufo. Profumi, odori, colori… tutto dietro una porta.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-12.jpg

L’ERBARIO DI LUCIA MENICOCCI

Lucia Menicocci è stata definita la fatina Flora della Bella addormentata nel bosco… e sembra davvero una piccola fatina, una ninfa dei boschi, sia nell’aspetto che nei modi di fare, quando ti racconta del suo Erbario.

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg
Lucia Menicocci nel suo Erbario di Villa San Giovanni in Tuscia.

Lei ti racconta delle piante “Strada facendo…”, cioè le piante raccolte passeggiando lungo sentieri e viottoli di campagna, dove anche negli spazi più angusti e meno accoglienti nascono fiori e piante grazie al vento che trasporta i semi da lontano.

Poi ti parla delle “Siepi e … dintorni”: è nel folto intrico delle siepi che si insinuano o si abbarbicano piante e fiori.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-8.jpg
“Siepi e dintorni”

Con affetto e in tono familiare ci parla de “Le vicine di casa”, tutte quelle piante che popolano i lati del marciapiede, gli spazi sotto i muri, le fessure tra i mattoni, quel mondo naturale che fa parte della quotidianità ma che quotidianamente ignoriamo o disprezziamo, calpestiamo, bruciamo; un mondo al quale Lucia vuole in questo modo ridare la sua giusta dignità e identità per rendere queste piante più intime e familiari a noi, che le guardiamo; queste piante spesso prive di fiori e considerate poco attraenti.

Ci sono poi “Le amiche dell’acqua”, quelle piante che non soltanto vivono di essa ma con essa ed in essa. Ci sono piante che anelano la vicinanza dell’acqua e cercano di raggiungerla con le radici ed altre che si accontentano anche solo di un avvallamento che seppur lontano da acqua, mantiene un po’ di umidità.

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg
“Le amiche dell’acqua”

L’immaginazione poi vola “All’ombra del bosco” con i cerri, le querce, i castagni sui pendii del Monte Fogliano, lungo le rive del Lago di Vico; sotto la calda luce solare o nella fitta ombra del sottobosco.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-141.jpg
“All’ombra del bosco”

I profumi dolciastri e erbosi mi tornano all’improvviso alla mente quando Lucia ci racconta delle piante “Per campi e per prati”, un piccolo mondo infinito fatto di piante spontanee, spesso, però, poco gradite al coltivatore perché infestanti, e poi soprattutto in primavera esplosiva è l’immagine delle verdure tenere e gustose accanto alle piante aromatiche e ai fiori dai mille colori.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-7.jpg

ED E’ COSI’

Ed è così che lungo le stradine bianche di campagna, tra i prati aperti e incontaminati, nei campi tra le piante coltivate dall’uomo; nei fossi, negli stagni, tra gli acquitrini e i rigagnoli; ai margini delle strade, nei dislivelli soleggiati o nei punti più in ombra, in prossimità di muri e siepi o accanto alle staccionate, tra i boschi dei Monti Cimini …  si trovano il biancospino, la vitalba, le ginestre, la rosa canina, l’olmo, il sambuco, il pisello selvatico, la cicerchia porporina, l’ortica, la malva, la pratolina, il fico, le primule, le orchidee, i ciclamini 

erbario_lucia_menicocci_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani.jpg

Ed è così che ascoltare Lucia Menicocci parlare delle sue erbe è un piacere davvero, e si ritorna anche bambini, incantati, a bocca aperta, a scoprire questo piccolo mondo infinito fatto dei piccoli dettagli magici che solo la natura sa creare.

erbario_villa_san_giovanni_in_tuscia_francesca-pontani-20.jpg

Ed è così che la sorpresa della scoperta di luoghi (come questo),  involontariamente, ti fanno tornare bambina in un secondo; ti aprono una porta su delle sensazioni che la vita frenetica di tutti i giorni, a poco a poco, ti fa dimenticare: a me personalmente ha fatto tornare a quella confortevole sensazione delle piccole cose, delle piccole scoperte di quando si è piccoli …

 

PAGINA FACEBOOK

 Erbario di Lucia Menicocci

Dove

Villa San Giovanni in Tuscia (Viterbo), Piazza Savoia 2

Per Info e Appuntamenti

0761-476068 (ore pasti); cell. 3295924603

Orario

16-19.00

Mail

erbariodilucia@gmail.com

 

museo_barbarano_romano_francesca-pontani.jpg

MUSEO BARBARANO ROMANO: RESTYLING PRIMA FASE

Venerdì 8 aprile io (Francesca Pontani), Francesca Ceci e il Prof. Steingraeber siamo stati al Museo di Barbarano Romano a portare avanti una prima fase di restyling e pulizia del Museo.

Di cose da fare ce ne sono tantissime:

  • strutturali
  • di riorganizzazione dei materiali
  • di comunicazione e sensibilizzazione sull’importanza strategica che ha un Museo Archeologico, sia per quanto riguarda la cultura che (soprattutto!) per il rilancio economico del territorio circostante.

Ci stiamo occupando di scrivere i contenuti dei pannelli di sala e di fare una piccola guida cartacea sui materiali esposti, che saranno pronti a breve.

Nel frattempo abbiamo iniziato a dare un aspetto più accogliente al Museo con delle locandine vintage sulla Tuscia Viterbese (gentilmente donate), inserendole nelle cornici (anche loro gentilmente donate da sostenitori privati).

museo_barbarano_romano_francesca-pontani.jpg

 

museo_barbarano_romano_francesca-pontani.jpg

Abbiamo pulito, spazzato, spolverato e gettato via carte e cose varie accumulate da tempo e ora non più utili.

Tra le varie carte e cose da buttare via, abbiamo anche ritrovato il vecchio blocchetto per i biglietti di ingresso, rigorosamente in lire italiane!

museo_barbarano_romano_francesca-pontani.jpg

Abbiamo montato il tavolino (dono di privati) e lo abbiamo sistemato accanto a quello che fu l’ombrellone che Re Gustavo (il re archeologo) utilizzò per proteggersi dal sole, durante gli scavi ad Acquarossa.

 

 

Presente anche il Funzionario di zona la Dott.ssa Alessia Argento e: Enio Tosi, Angela Cassotta, Nicola Missori, Serafino Beretta. Ci ha aiutato anche  il custode del Museo, Luigi Ceccamea.

Le foto che abbiamo appeso alle pareti sono un primo passo verso quello che noi pensiamo debba essere un Museo.

Un Museo deve essere un luogo dove la narrazione diventa lo strumento principale di partecipazione emotiva.

La narrazione, infatti, è il mezzo capace di rendere lo spazio museale un luogo di cultura, un luogo non più solo di osservazione ma anche di “esperienza”, di contatto vero, partecipato con i reperti, con i contesti storici e tematici, con il paesaggio naturalistico e antropologico così meraviglioso qui nella Tuscia di Viterbo, che avvolge tutto così armoniosamente!

museo_barbarano_francesca-pontani.jpg
Francesca Pontani e Francesca Ceci

 

 

vetralla_san_mariano_francesca-pontani.jpg

VETRALLA: LA VILLA ROMANA DI SAN MARIANO

A pochi km dal centro di Vetralla, in località San Mariano sorgeva una estesa ed importante villa romana.

vetralla_san_mariano_francesca-pontani.jpg

Dell’antica villa romana oggi restano soltanto un lungo tratto di ambulacro in calcestruzzo con paramento in opera reticolata di tufo e due vani in opera reticolata e in laterizio. L’ambulacro ha una copertura a botte su cui si aprono sette lucernari a bocca di lupo.

Queste due strutture architettoniche si possono vedere ancora perché vennero incorporate nelle rovine di una villa eretta nel XVII secolo a ridosso di una chiesetta dedicata a San Mariano.

vetralla_san_mariano_francesca-pontani.jpg

 

 

La villa romana sorgeva nei pressi del diverticolo viario che congiungeva Forum Cassi, sulla via Cassia antica, a Blera, sulla via Clodia, toccando l’abitato di Vetralla.

 

valle_cappellana_tomba_margareth_fracesca-pontani.jpg

TOMBA MARGARETH – VALLE CAPPELLANA

VALLE CAPPELLANA

In Località Valle Cappellana sono presenti due grandi tumuli (oggi ormai completamente spianati), situati al confine tra i comuni di Barbarano Romano e Blera, sulla strada di raccordo della via Cassia, a pochi km da San Giuliano, verso San Giovanni in Tuscia.

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

Probabilmente appartenevano ad un insediamento minore o ad una fattoria gravitante nell’orbita di San Giuliano.

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

TOMBA MARGARETH (TOMBA 1)

La Tomba della Valle Cappellana 1 è dedicata alla Regina Margareth di Danimarca che faceva parte dell’equipe archeologica di suo zio Re Gustavo di Svezia quasi mezzo secolo fa. Un lungo dromos conduce ad un vestibolo che dà accesso a due camere funerarie in asse, divise da due colonne tuscaniche scanalate con capitelli etrusco-dorici e zoccolo quadrato. La prima camera è caratterizzata da un letto funebre con lastrone in peperino (decorato con due piccole volute) sorretto da massi; molto bello il soffitto piano a travi. La seconda camera presenta due letti funebri e un soffitto a cassettoni, di stile ceretano.

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

Tra i confronti migliori possiamo menzionare il Tumulo del Caiolo a San Giuliano e la Tomba dei Capitelli dorici a Cerveteri (Via degli Inferi).

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

La Tomba Margareth è datata al periodo Orientalizzante recente (fine VII-inizio Vi secolo a.C.) e presenta un lungo dromos (circa 20 metri) sul cui lato destro si apre una piccola camera.

Sulla parete di fondo del dromos è la porta, di semplice forma rettangolare. La camera anteriore è quadrata, con tetto a travi parallele. Accanto alla parete sinistra vi è un letto funebre composto da un grande lastrone appoggiato su alcuni massi. Il capezzale, a forma di semicerchio incassato, è sormontato da un solco terminante in due volute.

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

valle_cappellana_tomba_margareth_fracesca-pontani.jpg

La camera posteriore è divisa dalla prima mediante due colonne doriche scolpite nel tufo. La parete di fondo, con quelle laterali sono interessate dalla presenza di una banchina, rifinita lateralmente con la rappresentazione di due letti con gambe a rilievo. Il tetto è a travi parallele incrociate, la faccia di ciascun quadrato è ornata con listelli obliqui paralleli e aggettanti.

valle_cappellana_tomba_margareth_francesca-pontani.jpg

Le due colonne, di proporzioni leggermente differenti l’una dall’altra, hanno il fusto conico scanalato (una presenta 14 scanalature, l’altra 16) poggiante su base quadrata; il capitello è formato da un echino molto convesso e da un abaco approssimativamente quadrato.

Questo monumento è paragonabile a Barbarano Romano con il Tumulo del Caiolo e con la Tomba Mariarosa Gabrielli, in Loc. Chiuse Vallerani, mentre a Cerveteri è confrontabile solo con la Tomba delle Colonne Doriche.

Il corredo rinvenuto ha restituito una grandissima varietà di oggetti, che vanno dalle importazioni ceramiche corinzie, al bucchero, ad oggetti d’oro quali fibule, rocchetti e globetti, una fibula d’argento, pasta vitrea e bronzo.