IL SARCOFAGO DELLA “SACERDOTESSA” DI BARBARANO ROMANO

Il sarcofago della cosiddetta “Sacerdotessa” è stato descritto e discusso da vari studiosi durante gli ultimi decenni, soprattutto per quanto riguarda il personaggio femminile disteso sul coperchio.

 

Il sarcofago della “Sacerdotessa” fu scoperto nel 1972 in una tomba a camera in località San Simone, presso la necropoli etrusca di San Giuliano e rappresenta uno dei “gioielli” del Museo Archeologico di Barbarano Romano. Purtroppo il corredo della tomba risultava già depredato nel momento del suo ritrovamento.

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Il sarcofago è lavorato nel cosiddetto “peperino viterbese” e appartiene al tipo cassa “Holztruhe”.

Sul coperchio è distesa la figura della defunta, vestita con un ricco mantello e, sulla testa, un’alta corona dalle forme gonfie e morbide incornicia in maniera elegante e solenne i capelli e il volto molto bello di questa donna.

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La defunta è caratterizzata da solennità, dalla corporeità della figura e dal mantello riccamente a pieghe e pesante.

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Questo sarcofago, di ottima qualità esecutiva, si rifà ai modelli tarquiniesi ed è databile al IV secolo a.C., nello specifico nell’ultimo decennio. Il tipo dell’immagine della defunta deriva da modelli molto apprezzati in età tardo-classica.

Nella mano sinistra la ”Sacerdotessa” tiene un oggetto, forse un alabastron, mentre nella mano destra una patera, da cui beve un animale accovacciato, forse un cerbiatto o un cagnolino.

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CANE O CERBIATTO?

Anche se l’animale ha tratti più simili a quelli di un cane, il confronto con due altri sarcofagi fa pensare comunque che lo scultore volesse rappresentare in realtà un cerbiatto: questi sarcofagi si trovano rispettivamente a Londra, nel British Museum, e a Tarquinia, al Museo Nazionale Etrusco. A differenza di questi due esempi, in cui il cerbiatto è visto sempre di fianco, il sarcofago del Museo di Barbarano Romano rappresenta l’animale come visto dall’alto. In questa maniera l’animale somiglia in maniera molto convincente al cerbiatto dei manici metallici di alcuni specchi etruschi (come ha sottolineato Larissa Bonfante), nei quali questo elemento, come le ghirlande, è probabilmente da interpretare come simbolo legato a Dioniso.

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SIMBOLO DI DIONISO

Il cerbiatto è un chiaro simbolo dionisiaco collegato con Dionysos-Fufluns e con le Menadi; ma anche il cane è un animale legato al culto di Dioniso. I cani ed altri animali possono comparire nelle scene funerarie o di culto dell’arte etrusca in un contesto religioso, come simboli dionisiaci, come metafore, o come simboli di caccia o di sacrificio.

Il cerbiatto appare come attributo del dio Dioniso su un gruppo di coperchi di sarcofagi etruschi di età proto-ellenistica, in cui accompagna delle figure con attributi dionisiaci: sul sarcofago di Tarquinia al British Museum la figura di una donna distesa e riccamente ingioiellata tiene in mano un kantharos dal quale beve il cerbiatto posto al suo fianco; questa donna fu interpretata come una sacerdotessa o semplicemente una defunta devota del dio. Sul coperchio di un sarcofago al Museo Etrusco di Tarquinia è disteso, invece, un “obesus etruscus” cioè la figura di un defunto maschile che tiene in mano una patera, dalla quale beve un cerbiatto.

 

IL CERBIATTO

Il cerbiatto secondo vari studiosi starebbe ad indicare l’adesione del defunto e della defunta ai misteri legati al culto di Dioniso. Marjatta Nielsen vede nella figura della defunta del Museo di Barbarano Romano una sacerdotessa di culti bacchici. Anche la corona sulla testa potrebbe alludere alla corona d’oro che Dioniso dona all’Arianna mortale nel momento delle nozze. Anche l’altro oggetto nella mano sinistra, l’alabastron, potrebbe alludere al momento delle nozze e alla morte come mistica unione con il dio. Comunque la presenza di un diffuso simbolismo dionisiaco in Etruria e in altre zone dell’Italia preromana è ben documentata fin dall’epoca arcaica.

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Fonte

 

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2 pensieri su “IL SARCOFAGO DELLA “SACERDOTESSA” DI BARBARANO ROMANO

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